mercoledì 30 aprile 2014

La mia primissima SFIGA

C'è sempre una SFIGA zero. Come un anno zero. Come un Renato Zero. 
E qui qualcuno è saltato sulla sedia. Che cazzo c'entra il Sorcio? Beh, c'entra perfettamente. Parlate con un Sorcino a caso, e vedrete che rispecchia l'unicità come gli altri esempi.
Bene. Tornando alla Sfiga. Provate ad immaginare, una piccola creaturina, altina per la sua età, carina grazie alle sue rosee guance paffute, dotata di una chioma folta e ricciuta che farebbe invidia a chiunque, calvi e non.
Mettetela poi in un pittoresco asilo delle suore, ad asciugare posate dopo pranzo, a fare il riposino sul banco perché la brandina sarebbe un'ostentazione di mezzi, a sognare di poter partecipare seppur precocemente alle selezioni per lo Zecchino d'oro.
Avrete il mix perfetto che definisce la già travagliata introduzione alla vita di una creatura che solo in età adulta riesce a coglierne la tragicomicità. 
Riprendiamo la nostra aspirante cantante professionista in pannolino e fuseax con l'elastico davanti il cancello della scuola a traumatizzare la sua genitrice con la sua stoica indipendenza. La piccola abbandonata il primo giorno davanti a scuola non aveva versato una lacrima ne prodotto un lamento. Tutto normale se ti hanno cresciuta i nazisti. Un po meno nel ridente paesotto che fa concorrenza allo stato Vaticano per estensione geografica.
Elencati tutti i possibili traumi infantili arriviamo al nocciolo della questione.
La poverina a sua insaputa aveva già ammaliato un talent scout dall'intuito sopraffino, che voleva scritturarla per una sfilata. 
Una sfilata! All'ignara che anche sapendolo non avrebbe capito un beneamato viene strappato un futuro radioso senza nemmeno accorgersene.
E a quelli che non colgono la Sfiga...la sfiga è che tuo padre, meglio noto come il Nazista, aveva idee piuttosto precise su quello che una bambina di 5 anni poteva fare...
Quindi ora non sono una top model per colpa sua.
Grazie papà

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